Una curiosità ! Siamo sicuri che l’inflazione corrisponda al rialzo dei prezzi ?

Cos’è l’Inflazione ?

La associamo al rialzo dei prezzi, siamo abituati a pensare che i rialzi/ribassi dei prezzi corrispondano ad inflazione/deflazione ma, il rialzo ed il ribasso dei prezzi non corrispondono ad inflazione e deflazione ne sono una conseguenza. 

L’inflazione e la Deflazione si riferiscono all’espansione e contrazione di moneta e del credito nell’economia.

Il pensiero è viziato dal credere che esista una relazione di causa ed effetto tra l’aumento di moneta e l’andamento dei prezzi, quando in realtà sono dimensioni correlate.

Correlazione e Causalità vengono spesso confuse

Ad esempio si pensa che l’improvviso aumento del petrolio sia sufficiente ad innescare inflazione, ma non è sempre vero, ad esempio quando la durata dell’evento è limitata o quando al crescere del  prezzo dei carburanti i consumi scendono, livellando il rialzo medio dei prezzi.

Possiamo parlare di inflazione solo se siamo in presenza di aumenti dei prezzi al consumo generalizzati e persistenti derivanti da un’espansione di moneta/credito.

 Inflazione/deflazione sono riferite all’aumento/contrazione di moneta e credito perchè sono gli elementi alla base di un aumento/riduzione dei prezzi.

 

Inflazione e rialzo dei prezzi rimangono distinti e tra loro correlati

Il rialzo dei prezzi può  essere generato anche da altri fattori, come ad esempio l’inefficienza dei servizi della pubblica amministrazione, la mancanza di concorrenza, la burocrazia che hanno conseguenze regressive,  pensate al maggiore tempo necessario per svolgere le stesse attività in presenza di  inefficienze dei servizi o di incompetenza, come tutto questo  si trasformi in maggiori costi che inevitabilmente si rifletteranno  sui prezzi di vendita anche se non hanno nessun legame diretto con l’inflazione.

Anche il COVID-19 e lo shock da parte dell’offerta prima e della domanda dopo, avrà  effetti sui prezzi, che saranno differenziati per prodotto e nel tempo.

 

La politica monetaria oltremodo espansiva  può essere un esempio di inflazione di moneta/credito che non è riuscita a generare rialzi nei prezzi al consumo, perché?

Il motivo prevalente è la FIDUCIA, la liquidità dalla BCE è arrivata alle banche commerciali che tuttavia non l’hanno trasferita ad aziende e consumatori per i rischi presenti sul sistema produttivo, concedendo finanza ad operatori che in realtà non ne avrebbero avuto bisogno. In questo modo si è agito sia sullo stock che sulla velocità della moneta ed il denaro non si è trasformato in maggiori consumi ed investimenti e non ha avuto impatto sui prezzi.

Attualmente molti gestori di fondi sono preoccupati dalle conseguenze “deflattive” (legate all’andamento dei prezzi al consumo) in conseguenza dell’ lockdown imposto, anche se i motivi e la modalità di estensione del provvedimento potrebbero essere diversi dalla nobile attenzione alla tutela della salute dei cittadini, conseguenze di fronte alle quali ci troviamo comunque esposti alla ripertura ed il cui impatto e magnitudo sono legati più alla gestione della paura e delle responsabilità politiche che al problema.

Il Virus è democratico coinvolge tutti, ma per noi, in Italia, avrà il sapore amaro del rischio “certo” , un conto che aumenterà con la ripresa delle attività per la paura infusa, i ritardi e l’inadeguatezza delle risposte, dei provvedimenti vuoti populisticamente annunciati e soprattutto alle condizioni ed ai problemi già esistenti, molto prima del COVID-19.

 

Con la riapertura aumenteranno le perdite rispetto al lockdown.

Alla rimozione dei divieti, probabilmente aumenteranno i prezzi dei prodotti legati all’offerta limitata da problemi di produzione, approvvigionamento o fornitura, mentre tenderanno a ridursi gli altri, in particolare i prezzi degli stock esistenti, un fenomeno indotto anche dalla ripresa delle attività ed alla necessità di attirare una domanda debole per la perdita del reddito disponibile oltre che impaurita nei comportamenti.

I prezzi inizialmente più bassi, almeno nella fase iniziale, porteranno alla riduzione dei margini (minori ricavi e maggiori costi) spingendo successivamente i prezzi al rialzo sia per i bassi margini precedenti, sia per il rialzo dei prezzi delle nuove forniture, generando condizioni non sostenibili in presenza di una riduzione dei consumi.

La miscela delle condizioni continuerà a produrre perdite persino maggiori rispetto alla chiusura delle attività che avranno riflessi sul mercato del lavoro, contrazione dei margini, sostenibilità aziendale.

 

Deflazione da debito

 

La caduta dei prezzi di azioni ed obbligazioni ( da valori di massimo assoluto negli USA) è probabilmente l’inizio di un processo di deflazione dei prezzi piuttosto che la fine.

Sembrerà strano, ma anni di politiche a dir poco espansive, hanno generato attraverso la dinamica dei tassi a ZERO un trasferimento di ricchezza a favore di azionisti ed obbligazionisti a discapito dei rendimenti futuri, generando condizioni del debito/credito insostenibili rispetto a ritorni sull’investimento costantemente inferiori e mettendo a rischio il risparmio pensionistico delle nuove generazioni.

L’aumento dei tassi di insolvenza nel credito e la deflazione del debito ( eccessi di debito non esigibile) del settore privato, definiscono uno scenario che dovrebbe far prevalere una pressione al ribasso sui prezzi agendo sul rialzo dei rendimenti con conseguenti correzioni dei prezzi obbligazionari, che incideranno ulteriormente sulla ricchezza dei risparmi e sull’aumento degli accantonamenti delle banche e di conseguenza minore concessione di credito per consumi, investimenti , immobiliare.

I consumi discrezionali dei quali si è registrato l’aumento nel 2018 potrebbero cambiare la tendenza inducendo le persone ad avere atteggiamenti più conservativi e reticenti di cui il distanziamento sociale ne esprime un comportamento deflazionistico

 

Inflazione/Deflazione & Riflessi sui Debiti e/o Prezzi al consumo

La discussione è, se questo shock di offerta si tradurrà inevitabilmente in inflazione o indurrà un calo della domanda aggregata e quindi causerà deflazione.

Probabilmente nessuno dei due avverrà nel senso convenzionale e pronosticare il risultato potrebbe essere poco più di un gioco se non prestassimo attenzione alla complessità degli effetti della moneta sui prezzi.

Le variabili in gioco in un’economia complessa sono molte, ma una delle più sfuggenti è la moneta e l’effetto sulla struttura dei prezzi.

Di seguito riporto alcune forze economiche compensative dallo shock COVID-19:

Fattori che contribuiscono all’inflazione dei prezzi:

  • Riduzioni della catena di approvvigionamento nazionale e globale, causando un calo della produzione
  • Gli stimoli in ordine di trilioni di $ della Federal Reserve
  • Aspettative di inflazione
  • Riduzione della produzione di petrolio

 

Fattori che contribuiscono alla deflazione dei prezzi:

  • Disoccupazione e redditi in calo
  • Riduzione della velocità del denaro a causa del pessimismo e dell’incertezza
  • Domanda globale per il dollaro e gli US Treasury
  • Gli stimoli utilizzati per ridurre il debito

 

I fattori in gioco sono numerosi, non si può negare che un aumento significativo della disoccupazione, minore domanda, minore spesa, possono indurre un aumento dei risparmi poiché prevedono un periodo prolungato di disoccupazione e minori consumi.

Tutto questo crea una tendenza alla deflazione. Inoltre, COVID-19 è una minaccia per molte grandi economie mondiali. Gli investitori, le società e persino i governi troveranno probabilmente il dollaro USA un rifugio sicuro per gli investimenti in tempi così incerti stimolando l’aumento della domanda di dollari, causando anche una tendenza proporzionale all’aumento del suo potere d’acquisto.

La Federal Reserve sta giocando la carta di assicurare denaro a sostegno di lavoratori, imprese, mercati obbligazionari, banche, anche se è lontano dal soddisfare la domanda di liquidità complessiva nella crisi, un aumento repentino dell’offerta di credito o di denaro potrebbe “eccitare” la domanda più che aumentarla. L’Italia ha superato il punto di NON RITORNO, anche se cambiasse immediatamente qualcosa saremmo destinati nella migliore delle ipotesi ad anni di stagnazione economica verso un continuo impoverimento ed il peggio è a portata di mano, questioni di scelte e politica inesistente ed incapace ma in generale è l’immagine del paese che vive ancora l’illusione che i finanziamenti a fondo perduto siano sostituibili a lavoro e competenze.

Con un rapporto debito/PIL superiore al 160%,  il paese è destinato, completamente fuori controllo, una situazione che appare già evidente se valutiano la natura e la modalità dei provvedimenti e ne “prolunghiamo” la valutazione ai risultati possibili,  che sarà evidente i primi mesi del 2021.

 

Eccessi & Droga monetaria

Come tutti gli eccessi, gli stimoli monetari non fanno eccezione, se eccessivi, prolungati e soprattutto legati alla preoccupazione di sostenere un’economia ormai drogata dalla liquidità, non più sostenibile senza stimoli alla produzione, ormai in disuso incapace di competere con le economie emergenti , in ritardo negli investimenti e nello sviluppo di nuove tecnologie, con impianti spesso obsoleti, non più in grado di generare una risposta positiva.

Come le droghe, maggiore è il consumo, maggiore è la gratificazione e minori sono i tempi con i quali si ripropone la necessità di ulteriore aumento del consumo.

Il “timore di aspettative inflazionistiche” contribuisce all’attesa da parte dei consumatori di un aumento dei prezzi dei beni di maggior consumo a scaffale, agisce concorrendo ad aumentare la spesa corrente.

Anche se i contributi si concentrassero in un rimborso dei debiti rischierebbero di generare eccessi di riserve creando una domanda aggiuntiva di beni di consumo o beni di capitale nonostante siano utilizzati per ridurre i debiti.

 

Il rischio di inflazione (rialzo dei prezzi) in una  fase successiva è elevato.

“Il peggiore dei due mondi: la Stagflazione”

Il blocco ha un effetto deflazionistico e inflazionistico sul sistema monetario e finanziario. L’aumento della disoccupazione continuerà fino a quando la chiusura durerà. Generando sempre minori interesse per le assunzioni ed il reintegro della forza lavoro.

Stimoli poderosi ed alta disoccupazione se protratti , eccesso di offerta di denaro e interruzione delle forniture potrebbero generare il peggiore di due mondi alti tassi di interesse e stagnazione, nota anche come stagflazione.

E’ possibile ipotizzare un quadro deflattivo caratterizzato da una contrazione del debito e perdite obbligazionarie, accompagnato da una crescita dei tassi di interesse sulle scadenze di minore qualità, minori consumi in una prima fase accompagnata da un ribasso dei prezzi ed una fase successiva di prezzi al rialzo.

Le prospettive non sono incoraggianti ad eccezione dell’unico aspetto positivo:  le previsioni possono anche rivelarsi sbagliate.

 

Ruggero MANCINI

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