Le banche centrali – dalla deflazione alla stagflazione – due modelli di evasione fiscale

Le misure adottate per fronteggiare la crisi si articolano in 3 direzioni:

  • Gigantesche iniezioni di liquidità e tagli dei tassi di interesse a sostegno del credito e, soprattutto, dei mercati finanziari nei confronti dei quali si nutrono le maggiori preoccupazioni dovute all’estendersi della crisi anche sul verante finanziario. E’ importante ricordare che,  per tassi,  si intendono i tassi a breve, quelli monetari, il tasso di sconto dove gli interventi sono inefficaci per via di tassi  già a zero-negativi.
  • Programmi fiscali senza precedenti dedicati a fornire prestiti e sovvenzioni a supporto dell’economia reale
  • Ingenti programmi di spesa pubblica, prevalentemente in spesa corrente e misure di soccorso in particolare di assistenza ai consumi

 

Il rischio della dimensione degli stimoli, oltre alla ripetizione negli anni, è di causare problemi ben più profondi di quelli che si prefiggono di risolvere.

 

Prestate attenzione alla dinamica centrale del probema: la natura dello schock

Aumentare artificialmente il debito e la domanda, in una fase di shock di offerta, rischia di generare una massiccia spirale Deflazionistica guidata dalla saturazione del debito “creato”, seguita a sua volta dalla Stagflazione quando, le catene di approvvigionamento iniziano ad interrompersi e perdere di flessibilità.

Secondo le aspettative più romantiche” della BCE,  simili ai lietofine delle favole  “E vissero tutti felici e Incoscienti “, la crescita del debito dei governi non dovrebbe rappresentare un problema, il decisivo intervento di politica fiscale nella crisi del  COVID-19 rafforza l’efficacia della politica monetaria e mitiga i costi a lungo termine della pandemia. Attraverso investimenti mirati e lungimiranti, non da ultimo il Recovery Fund, i governi possono promuovere la crescita sostenibile, aumentare la competitività a lungo termine e facilitare la necessaria riduzione del rapporto debito / PIL una volta superata la crisi.

Bene! Bello , credibile, ben proposto e articolato, chiuso e ben riposto il libro, forse il problema, potrebbe essere quello di ignorare i fatti e scommette sul futuro della banca centrale su un livello di investimento governativo rigoroso, redditizio e di successo che NON è mai accaduto, ed è ancora più improbabile che si verifichi in questo momento?

 

Perchè, dovrebbe essere diverso ?

L’attenzione dovrebbe concentrarsi, sull’enorme rischio, direi una certezza, di investimenti sbagliati e debito eccessivo a seguito ai massicci disavanzi di spesa.

Perché? Perché l’evidenza empirica ha dimostrato che ad esempio, con il grande piano per la crescita tra il 2009 ed il 2011 di Juncker per molte nazioni europee Italia in testa, non si è mai realizzato l’obiettivo di una crescita virtuosa e riduzione del debito.

Avviata la crescita rimanevano evidenti 3 aspetti:

  1. Mantenimento di livelli di spesa in deficit che ha elevato il debito/ PIL sia nei periodi di crescita, che di recessione (nella maggior parte dei paesi) perché, i governi trovano vantaggioso ed utile spendere di più sia in tempi di “boom” e ancora di più in periodi di recessione (ci mancherebbe! E’ dovuto!). La posta in gioco è alta, il consenso politico, la rielezione. In Europa, solo Germania ed Olanda hanno mantenuto e rispettato comportamenti corretti, di disciplina e prudenza fiscale.  I bilanci in particolare di…. indovinate chi tra i grandi? Spagna e Italia, sono saliti, salgono e saliranno senza controllo, l’idea che i governi spenderanno i soldi in modo saggio e produttivo non è solo poco più di un desiderio, una visione romantica, ma è negata dalle prove del passato e dall’evidenza dei processi decisionali, dalla intenzionalità dei fini, dalle caratteristiche e dalla natura dei decisori.
  2. Il maggiore debito ed i conseguenti oneri accumulati nei periodi di recessione non solo rimarranno e cresceranno, ma porteranno,  successivamente, al conseguente aumento delle tasse per “tentare di ridurre il deficit” che, a sua volta,  sarà l’elemento di ostacolo alla crescita ed alla creazione di posti di lavoro e quindi, oggetto di ulteriori provvedimenti da parte di coloro che cavalcheranno l’onda del consenso. Purtroppo cercare di cambiare le conseguenze (risultati) disiteressandosi, per convenienza, di rimuovere le cause, non può far altro che accrescere il problema e la complessità (ormai impossibile a meno di enormi e comuni sacrifici) di trovare una soluzione.                                Il cuneo fiscale e la spesa in deficit improduttiva seguita da tasse sugli investimenti e sulla creazione di posti di lavoro è diventata una norma. La crescita lenta e la disoccupazione più elevata dell’Italia rispetto all’Europa , e di questa rispetto agli USA non è il risultato di eventi sfortunati, ma di determinanti precise che hanno agito nel pieno rispetto di una relazione Causa- Effetto, è Volutamente determinata.
  3. Dovrebbe essere chiaro dopo anni di stimoli, che i governi non “favoriscono la crescita sostenibile e non aumentano la competitività a lungo termine”, non vi è alcuna connessione tra la bassa produttività e il ruolo crescente della spesa pubblica e quello della politica monetaria nell’incentivare la bassa produttività tramite tassi negativi e intervento pubblico.  Gli investimenti pubblici NON possono aumentare la crescita e la competitività per coprire l’enorme stock del debito che si sta costruendo perché, i governi non hanno alcun incentivo ad essere produttivi e generare investimenti con rendimenti economici reali.  
    1. Hanno certamente interesse a spendere, mostrarsi favorevoli a concedere  sussidi, estenderli a fasce sempre più ampie per  supportare comportamenti meno impegnativi, come lo spendere in sostituzione al fare, incentivano gli investimenti sbagliati a perpetuare la sovraccapacità, è tutto dimostrato, anche perché, di fatto i governi non subiscono le conseguenze delle loro decisioni  a differenza dei contribuenti molti dei quali, purtroppo, sono integrati nel gioco della distruzione di ricchezza, ammaliati da piccoli e grandi, tra sussidi e privilegi a scapito di altri.

 

La Storia della Famiglia Pierini

Secondo voi…….. La famiglia Pierini è una tradizionale famiglia Italiana, composta da Paolo il papà, Marta la mamma e Luca, Massimo e Sofia i 3 figli, hanno un cane, Bhu ed un gatto, Miao. La vita si svolge regolarmente,  Massimo ha chiesto 20.000 euro al papa per avviare un progetto, Luca non lavora e Sofia è impegnata negli esami dell’ultimo anno delle superiori e si è iscritta alla facoltà di medicina, un percorso di investimento professionale.

Marta, la mamma avverte Paolo il papà di aver scoperto che, a seguito delle difficoltà sul lavoro che li costringono ad attingere per le spese correnti dai loro risparmi e per sostenere le prime spese dell’università di Sofia, la mancanza di 20.000 euro dal suo conto, denaro che avrebbe dovuto esserci perchè, dai suoi 60.000 euro depositati, 20.000 sono stati dati a Massimo per il suo progetto, per il quale hanno trascorso delle notti intere a valutarlo, ed altri 5000 per iscrizione e spese di Sofia per l’università, quindi e ne sarebbero dovuti rimanere 35.000 ma sono solo 15.000.

Preoccupati indagano e decidono di convocare tutta la famiglia e cosa scoprono?

….. Luca nel tempo ha trovato il modo di sottrarre 20.000 euro a loro insaputa, sfruttando i sistemi e l’interesse personale dell’impiegato della banca a non essere particolarmente rigido nei controlli (aderendo a quelli strettamente FORMALI ai quali è obbligato per legge, d’altronde le mansioni obbligano alla responsabilità verso le procedure non cè la responsabilità verso il fine, una responsabilità al risultato).

A questo punto Paolo va su tutte le furie e pone condizioni particolarmente restrittive a Luca perché ne va del futuro della famiglia non conoscono  fino a quando rimarranno le condizioni di deficit (rispetto alle entrate )  e questo potrebbe incidere, fino a distruggerlo, il futuro di Sofia per mancanza di risorse, e la stabilità della famiglia. 

Dopo qualche mese, individuato il problema, Massimo in una cena in famiglia dice che il progetto non ha funzionato quindi i 20.000 euro iniziali non faranno più ritorno, la famiglia si stringe intorno a lui e si mette a disposizione per capire come potrebbero aiutarlo dopo tutto un conto è prelevare senza autorizzazione “rubare” un conto è l’impegno di un figlio che dovrebbe essere sostenuto almeno nel supportare le “intenzioni”, quindi ritenuto più meritevole di attenzioni rispetto alla disapprovazione della sottrazione, corretto?

Paolo, il papa, si incuriosisce e scopre che le notti trascorse a studiare i dettagli del progetto con Massimo sono state semplicemente perse, non c’era nessun progetto semplicemente carte, con le quali massimo ed “amici” hanno goduto dei risparmi della famiglia………cosa centrano il cane ed il gatto ?

Nulla naturalmente!  il racconto è una semplificazione non cercate nella semplicità della metafora l’eccezione da trasferire sulla regola: “Quanto” viene sottratto, è indipendente da “Come” viene sottratto, il danno è costituito dalla mancanza di fondi per la famiglia, per gli sudi di Sofia per i giovani che non avranno lavoro ne pensioni, per le aziende, che oltre al problema acuto del momento, perderanno per sempre la speranza di risollevarsi.

Ma le modalità con le qualii fondi vengono distratti ha un’altra caratteristica a sfavore dell’intenzione (che non è vaòutabile) , del fine; quando la sottrazione non è palese, come nel caso di un furto, il problema che si aggiunge è il Tempo necessario per accorgersi dell’accaduto, quel tempo durante il quale, molto probabilmente, matureranno ulteriori intenzioni sottese a finalità “maldestre”.

Se distinguiamo  le Intenzioni dal Risultato generato (perchè le intenzioni non sono indagabili mentre il risultato è evidente), qual’è la differenza tra l’Evasione Fiscale e comportamenti come avere, anche semplicemente, ottenuto un posto protetto, un incarico , un privilegio, una pensione baby, una pensione non dovuta, un incarico, anche i trattamenti si assistenza differenziati a seconda che tu abbia  un posto in una piccola srl oppure in una di emanazione statale o governativa?

Qual’è la differenza?

Ma c’è un’ulteriore distorsione della politica!

 

L’evasione fiscale è un furto a danno della collettività, VERO! Deve essere combattuta, ma, c’è una evasione fiscale….. quella LEGALIZZATA a partire dall’autoassoluzione degli impieghi improduttivi ed inefficienti da parte degli amministratori fino alla incapacità manifesta. Dovremmo imparare la cultura del “limite”

 

L’evasione fiscale non assume importanza per il termine utilizzato ma per le Conseguenze , il risultato, il danno che produce, che l’evasione sia Fiscale o Legalizzata, gli effetti sono i medesimi, di conseguenza dovrebbe esserlo anche la riprovazione sociale.

Pensate a cosa si è arrivati, per giustificare l’ingiustificabile, 2 danni in 1, alcuni esponenti politici hanno giustificato l’evasione (quella “di base”, dei “piccoli”) definendola fisiologica per il sostentamento dei piccoli operatori, pensando al piccolo commercio, professionisti, certamente non ai lavori doppi o quelli tutelati, sostenendola di fatto e, nascondendo le responsabilità e cosa la genera, le responsabilità politiche degli amministratori, ovvero le disuguaglianze, protezioni, privilegi e inefficienze.

Non dovrebbe nemmeno esistere, il pensiero di una evasione giustificabile SE, NON vi fosse  il riconoscimento, Implicito, dell’esistenza ed il supporto dell’Evasione Legalizzata, di dimensioni multiple rispetto a quella fiscale (nell’accezione classica del termine),  di proporzioni ed effetti abnormi, pensate solo alla assuefazione ai comportamenti improduttivi e disadattivi nel tempo, persone che ormai ragionano in termini di “mi è dovuto…”

Chi svolge un ruolo “inventato”, di cui non ha il merito e forse neanche di conseguenza  le capacità per renderlo produttivo, chi gode a qualsiasi titolo di  benefici, dalla politica al cittadino, chi beneficia di sostegni a scapito di altri, anche se “COPERTI” da “la legge dice che..” ,ma le leggi le fa la politica, ma allora, se le leggi consentono che alcuni attingano alle risorse comuni, sperperandole e traendone benefici privati qual’è la differenza tra Evasione e Stato?

I problemi non sono Disgiunti, sono due Facce della stessa Medaglia, ed è per questo non si possono risolvere se non attraverso iniziative congiunte mirate a risolverli entrambe.

Ora immaginate di avere una azienda di informatica, mettereste a capo una persona che ha svolto la professione di veterinario? per non prendere sempre ad esempio le solite categorie che lavorano come i fornai, i pizzaioli, o i milioni di cittadini che semplicemente lavorano con altre mansioni? NO e NO!

Ma ai vertici dei ministeri abbiamo, in tutte le posizioni apicali, persone che o non conoscono o non sanno di non conoscere, al massimo politici di lungo corso, tipo accademia, al massimo abili ad aggirare procedure ed ostacoli.

Ma saranno tutti così? No! ma, ha senso questa domanda? Lascia tranquilli l’esistenza di pochi capaci , non in grado di incidere rispetto all’evidenza di ciò che accade?

Ognuno può darsi la sua risposta, la sua giustificazione. 

 

 

Casa fare e cosa non fare, se escludiamo i secondi il compito sarà , relativamente più semplice

In periodi di pronunciata debolezza i governi non dovrebbero decidere di soppiantare il settore privato. I governi non hanno informazioni migliori o maggiori, non hanno maggiori capacità rispetto al settore privato su dove e come investire, di contro, hanno tutti gli incentivi a investire male e spendere troppo perché la BCE continua a sostenere acquistando obbligazioni sovrane e tagliando i tassi.

L’evidenza dell’aumento del debito, della scarsa produttività e della disoccupazione più elevata rispetto ai suoi pari della zona euro dovrebbe essere un segnale di avvertimento sufficiente.

Gli elevati livelli di debito sul PIL non si ridurranno ai livelli pre-pandemia, ancor meno a livelli sostenibili, con una spesa in deficit pubblico costante promossa dalla politica monetaria, oltre suggerimenti di investimenti almeno discutibili, progetti non produttivi, redditizi o orientati alla crescita.

Noi come la Spagna abbiamo fatto affidamento sulla politica monetaria per mascherare le sfide strutturali, utilizzando uno strumento utile per guadagnare tempo ed attuare le riforme strutturali, in uno strumento per evitarle.

FMI arriva alla conclusione che “l’effetto dei consumi pubblici ha un ridotto impatto, sulla crescita ed occupazione,con stime vicino allo zero … il che solleva non pochi interrogativi sull’utilità della politica fiscale discrezionale per scopi di stabilizzazione di breve periodo” (Ilzetki et al , 2011).

La politica monetaria non convenzionale non è stata implementata perché i governi hanno limitato la spesa, ma, al contrario perché, i governi hanno speso troppo e non potrebbero finanziarsi senza il quantitative easing della banca centrale e gli acquisti di asset.

Continuare con grandi spese in deficit insieme all’enorme debito potrà camuffare l’insolvenza dei paesi e, quando il Covid-19 smetterà di essere una scusa, il debito e la spesa pubblica continueranno ad aumentare.

Questa crisi sanitaria ha comportato un shock dal lato dell’offerta che si è poi esteso alla domanda attraverso le chiusure obbligate di interi settori dell’economia, in questa condizione le politiche di stimolo  della domanda hanno impatti limitati semplicemete perché, generare una domanda artificiale di debiti non può essere soddisfatta da un’offerta chiusa, ma solo gradualemnte alla sua riapertura.

Rimane poi il punto di pensare che l’impatto sia omogeneo sui settori e che la ripartenza si risolva velocemente, questo è vero per le crisi finanziarie ma non lato offerta.

Interi settori impiegheranno anni per riprendersi ed a costiparticolarmente elevati, il crollo degl utili e del flusso di cassa aumenterà uno stock di debito che dovrebbe essere diluito negli anni oltre ai probabili aumenti di imposte alle quali assisteremo per tentare di rientrare della mole di debiti..

 

La tensione sulle banche è naturale quanto evidente bassi tassi di interesse prolungati nel tempo, bassi margini di intermediazione, aumento delle sofferenze ai precednti NPL si dovranno sommare i nuovi NPL ed i futuribili aspiranti NPL, pressioni che potrebbero generare una crisi finanziaria dal lato dell’offerta ed è per questo che assiteremo a continue aggregazioni e fusioni bancarie.

 

Dovrebbero essere adottate misure a sostegno dell’offerta per preservare il tessuto aziendale, il problema è che non tutto il tessuto aziendale è sano ed anni di politiche assistenzialiste hanno confuso aziende sane con quelle malate che avrebbero dovuto essere allontanate, espulse dal mercato.

 

Il rapporto debito/PIl oggi è difficile da considerare perché, per penuria di risorse si utilizzano denari non direttamente imputabili al debito pubblico vedi NPL e CdP o crediti d’imposta, ovvero risorse private legate ad esiti economici collegati alla crisi.

 

L’aumento di stock del debito  in presenza di una contrazione dei flussi prolungata, ed una previsione di ripresa graduale, rende il debito non sostenibile tanto più elevato sarà l’impiego in progetti inutili, spese correnti, utilizzi di privilegi e mancata contrazione delle spese a partire da quelle superflue.

 

Le piccole aziende avranno di fronte molteplici problemi: difficoltà di accesso al credito, crollo delle vendite, corretta valutazione dei piani di investimento e soprattutto la mancanza di competenze per analizzare e valutare la situazione.

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Gli stimoli e gli stanziamenti ingenti che sono stati annunciati scontano una rapida ripresa. Attenzione a non confondere la ripresa economica per la ripresa dei corsi azionari, sono di natura diversa, mangiare e nutrirsi, leggere e studiare, viaggiare e guidare, sono connessi ma non hanno significati sostiuibili,  scontano un ritorno alla normalità, ma sarà diverso per la natura dello shock e le conseguenze.

Purtroppo l’arresto completo dell’economia non consente ai politici amministratori o economisti di avere idea delle possibili ramificazioni a medio e lungo termine, di conseguenza raddoppiare o quadriplicare il debito è almeno pericoloso, conoscere un solo strumento non significa doverlo sempre utilizzare per tutti gli usi, chi ha la disponibilità del solo martello considererà tutti come chiodi!

 

Il passaggio dalla Deflazione alla Stagflazione

  • La crisi da pandemia porta alla chiusure di intere economie distrugendo le catene di approvvigionamento oltre ai problemi sul debito dei settori coinvolti
  • I governi salvano i settori strategici, preservano i cittadini in particolare le fasce più deboli, con presiti e sussidi oltre a misure fiscali, almeno temporanee, ma rimangono i problemi legati all’approvvigionamento a livello gloabale. Se la crisi si prolunga, i governi sono chiamati a misure di protezione che danneggiano ulteriormente le linee di approvvigionamento, a questo segue un periodo di deflazione perchè, la velocità di circolazione crolla, i consumi diminuiscono e gli interventi a sostegno aumentano, ma rimangono di fatto inutilizzati sui conti.
  • La spirale deflazionistica ed indebitata si affronta con maggiore liquidità e più debito, ma le linee di fornitura  danneggiate e le misure a protezioni varate dalle amministazioni, oltre alle condizioni economiche, aggiungono pressione sui prezzi di beni e servizi essenziali, il risultato è una economia in stagnazione mentre i prezzi aumentano.

La soluzione, se fosse, va ricercata più nella cooperazione e nel coordinamento globale politico e commerciale preservando il tessuto imprenditoriale e l’occupazione.

Forse l’articolo è come un film dell’orrore, una lettura che lascia molti interrogativi sui se e sui ma se vero o non vero, vedremo.

Una cosa è certa, nascondere i problemi non fa che generarne di più grandi e difficilmente risolvibili.

 

Grazie per l’attenzione.

Ruggero Mancini



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